LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE – Recensione film

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Dettagli:

  • Anno: 2016
  • Durata: 135 minuti
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Desmond Doss è un giovane americano, figlio di un veterano della Grande Guerra. Egli compie il suo primissimo gesto eroico conducendo un uomo, ferito da un automobile, fino all’ospedale locale. Qui ha l’occasione di incontrare e conoscere l’infermiera Dorothy Schutte, di cui si innamora. Mentre il legame tra i due si rafforza, il ragazzo prende la decisione di servire il proprio Paese arruolandosi e prendendo parte alla Seconda Guerra Mondiale. Essendo profondamente fedele alla dottrina della “chiesa cristiana avventista del settimo giorno”, incontra presto molti ostacoli nella dura strada dell’addestramento militare. Benché si faccia notare positivamente nelle gare di corsa e di resistenza fisica quindi, il suo rifiuto verso le armi attira le ingiurie da parte dei commilitoni e, in seguito, l’incarcerazione per tradimento. Grazie all’intervento del padre però, Desmond viene rilasciato: come medico, potrà prendere parte alla campagna americana nel Pacifico. Senza il sostegno di un fucile, il soldato Doss sceglie di affrontare il proprio destino, evitando di rinnegare la propria coscienza e tradire i propri ideali.

“La battaglia di Hacksaw Ridge” è un film del 2016 diretto da Mel Gibson. I tratti caratteristici del regista statunitense emergono chiaramente: l’eroicità delle gesta del giovane Desmond Doss viene messa in secondo piano, rispetto alla tragicità del secondo conflitto mondiale. Consigliata esclusivamente ad un pubblico adulto infatti, la pellicola risalta – in modo cruento, ma realistico – gli orrori dello scontro, che ha come teatro il fronte del Pacifico. Nel campo di battaglia, non c’è spazio per la pietà e per la gioia di vivere: i tratti cupi – fortemente delineati, estremizzati – tentano di riproporre la realtà dei fatti, piuttosto che scegliere di mascherarla per mezzo della moderna finzione cinematografica. Come risultato, abbiamo scene emotivamente forti, volutamente portate agli eccessi, che comunque riescono a trasmettere l’eco di sentimenti e stati d’animo quali la paura, la tristezza, l’odio e la fragilità. Basata su una storia vera, la trama – seppur assai “romanzata” – è sufficientemente realistica; le rappresentazioni riescono a comunicare la tensione della trincea al pubblico in sala.

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